VUOTO

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VUOTO

VUOTO

VUOTO

VUOTO

VUOTO

VUOTO

VUOTO

VUOTO

VUOTO

VUOTO

non è un libro


non è un magazine


non è un libro d’artista


non è un journal


non è una fanzine


non ha un piano annuale


non ha un tema


non ha un formato


non ha una redazione


non è vuoto


vuoto è uno spazio pubblico transmediale nato per ospitare

VUOTO 2 / CONTROVERSO

Gli eventi legati alla diffusione globale del virus COVID‐19 nella prima metà del 2020 hanno provocato, tra le altre cose, un’improvvisa ed esplosiva diffusione delle pratiche di intervento temporaneo / adattivo / reattivo sulla città.
Per lo più sconosciute fino pochi mesi fa, anche tra iprofessionisti del progetto, espressioni come “spazi pubblici temporanei”, “ciclabili pop-up” e “urbanismo tattico” sono diventate comuni nei telegiornali e nei bar.
Sono argomenti pubblici di conversazione e dibattito. Sostenitori e contrari analizzano i progetti e immaginano sviluppi futuri.
Nel frattempo molte amministrazioni si sono lanciate in sperimentazioni reali e quelle che si erano già affacciate su questi temi, come Barcellona, Milano o Parigi, hanno drasticamente accelerato i loro tempi di lavoro.

Questa improvvisa accelerazione non può mancare di porre degli interrogativi. Stiamo assistendo ad una svolta nel modo di pensare i processi di trasformazione, viene da chiedersi, o è solo un momento di passaggio? Si sta consolidando in questa dialettica un nuovo modo di fare città? La pianificazione territoriale tradizionale e la sua staticità sono modelli ancora sostenibili? Dopo l’esperienza del COVID 19 e i conseguenti piani adattivi, è evidente che la città contemporanea debba maturare strumenti e programmi per rispondere rapidamente ad eventi improvvisi. Questo costante rapporto con l’inatteso può essere il futuro dell’urbanistica? Può la città essere costruita da tanti piccoli piccoli gesti, anche inaspettati? Questi gesti possono davvero aprire la possibilità ad enormi trasformazioni?

VUOTO 2 / CONTROVERSO raccoglie contributi da architetti, artisti, ricercatori con l’obiettivo di aprire un dibattito su questi temi. Un dialogo che sarà sempre in continuo divenire, così come lo è la costruzione della città stessa.

VUOTO 1 / VERTIGO

Vuoto è assenza di materia. È anche la condizione perché qualcosa possa muoversi. Il vuoto attrae: la vertigine e l’aspirapolvere hanno lo stesso principio di funzionamento. Dal nove marzo al quattro maggio duemilaventi per cinquantasei giorni la vita è stata risucchiata via dalle città nelle quali abitiamo. Le strade, vuote. Le piazze, vuote. Le stazioni, vuote. I parchi, vuoti. Pedoni, automobili, biciclette, autobus, tram, tutto sparito.
Cinquantasei giorni all’interno dei nostri abitacoli, come astronauti, come palombari. Per mezzo di periscopi digitali abbiamo ammirato la nostra stessa assenza. Abbiamo aspettato col fiato sospeso. Abbiamo scritto, disegnato, fotografato, sproloquiato. Siamo stati impazienti annoiati irrequieti. Intimoriti smarriti alienati. Sereni eccitati entusiasti. Abbiamo telefonato messaggiato videochiamato rilasciato interviste videoregistrato. Abbiamo festeggiato compleanni e celebrato anniversari.
Dalla finestra abbiamo osservato ossessivamente lo spazio attorno a casa, finendo per vedere cose nuove. Abbiamo sentito cosa ci mancava davvero, e cosa non ci mancava per nulla. Abbiamo conosciuto una città senza spazio pubblico. Abbiamo letto la diffidenza negli sguardi degli sconosciuti. Asfissiati dalla vacuità abbiamo riflettuto sulle nostre vite, sulle nostre ambizioni, sulle nostre speranze. Abbiamo messo in discussione tutto, e poi lo abbiamo riabilitato.
Poi, improvvisamente come era iniziato, tutto questo è finito. Mentre quello che credevamo un periodo indimenticabile svaniva rapidamente nella memoria, lasciando solo un vago senso di nostalgia, abbiamo raccolto testi, interviste, fotografie, disegni, collage.

VUOTO 1 / VERTIGO è il racconto/diario di queste settimane, per come le abbiamo vissute individualmente e collettivamente.

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